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Dubbio
L’indugio,
come torrente ai bordi,
improvviso e segreto oscilla incontaminato.
Eccomi!
L’urlo del dolore penetra la mia carne sino a frullarmi
le ossa,
sino ad emulsionare le tempere della tavolozza
in arcobaleno impossibile.
Smarrito ho plasmato ogni istante
nella tua figura ricomposta a mosaico
per quegli eventi estremi in cui frantuma
la misura di un breve respiro.
Modella e amante
riesci tuttavia a realizzare le stesse esaltazioni
che ci strinsero prima che le coppe svuotassero
inesorabilmente.
Il ventre è un calendario, simbolo della nostalgia
che i frammenti disperano,
perché il vento porta via a suo piacimento
anche la mia memoria.
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